giovedì 29 novembre 2012

Fra 5 minuti questo tema si autodistruggerà

By Paolo Berra 
Ore 23:41.
Stanza delle torture di un castello, non si è a conoscenza del luogo né del proprietario.

-Aiuto! Ehi!! Qualcuno può sentirmi!? Aiuto!!- disse Jack, che si trovava intrappolato dentro una stanzetta buia, vecchia, spettrale. Jack poté notare la muffa, che riempiva le pareti della stanza, l’acqua, di un odore nauseante, che colava, goccia dopo goccia, dal soffitto.
Faceva freddo, anzi si gelava, Jack aveva paura, tremava, non sapeva il motivo per cui si trovasse lì, in quel preciso momento, legato ad una sedia, in quella stanza.

Improvvisamente la porta si aprì e si accese una luce, Jack dovette chiudere gli occhi per qualche
secondo per riabituare la vista alla luce, poi iniziò a gridare –Aiuto! Ti prego, aiutami! Non ho fatto
nulla...ti prego!- poi pianse, un pianto disperato, tipico di chi ormai, ha perso ogni speranza.
L’uomo che era appena entrato nella stanza, era un uomo come tanti: di media altezza,
abbastanza muscoloso, la faccia non si vedeva perché coperta da una sciarpa nera e aveva
una borsa. Jack in quel in quel momento, quando vide la borsa pensò “è la fine”, ma poi da
quella misteriosa borsa, l’uomo, tirò fuori un foglio. Sorpreso Jack, guardo quel foglio con aria
preoccupata ma allo stesso tempo curiosa.
L’uomo, lo slegò e poi parlò –scrivi!- gli ordinò, la voce era minacciosa, forte e inquietante. La
domanda di Jack fu spontanea- Cosa?? Cosa?? Cosa dovrei scrivere!?- L’uomo non rispose, ma tirò
fuori da quella misteriosa borsa, un orologio digitale. Jack all’inizio non fece caso a quell’oggetto,
ma continuò a fissare il foglio. Lo prese in mano e lo girò, guardò ovunque per cercare un indizio,
un qualcosa che gli facesse capire cosa doveva fare, non trovò nulla.
Stette un paio di minuti con quel foglio tra le mani, ma non notò nulla di diverso dai fogli
protocollo che si usavano a scuola per fare un tema.
Un tema. Quella parola risuonò nella sua testa molte volte, fino a quando capì. Doveva scriverne
uno vero e proprio.
Jack non era mai stato uno “scrittore”, ma se gli veniva l’ispirazione giusta, sapeva stupire anche il
critico più severo e serio.
Ma in quel momento tutto e tutti i pensieri più spaventosi gli attraversavano la mente e
l’ispirazione non accennava ad arrivare.
Per qualche minuto si era scordato della presenza di quell’uomo inquietante, che, con dei lenti e
rumorosi passi si era avvicinato a lui, e ripeté ancora –Scrivi.- Jack stavolta non ebbe il tempo di
ribattere perché l’uomo, sbattendo la porta, uscì.
Jack, che non era stupido, capì che stavolta doveva iniziare davvero a scrivere, in gioco c’era la sua
vita.
La biro era lì, era sempre stata lì fin dall’inizio ma Jack non se n’era mai accorto, appoggiata sul
tavolo alla sua destra, appena si mosse sentì bruciare. Poiché l’uomo l’aveva slegato solo al braccio
destro non poté toccarsi per capire il motivo di questo dolore. Con uno sforzo tremendo, per il

quale urlò, riuscì ad accendere la lampada che c’era sul tavolo davanti a lui, guardò il braccio… poi
svenne.

Al risveglio si ritrovò nello stesso posto nel quale era svenuto pochi minuti prima. Non era riuscito
a mantenere lo sguardo sul suo braccio destro: poiché aveva un ago infilato nella vena, come se
stesse per fare un esame del sangue.
All’ago era legato un tubicino, per il quale passava il sangue. Jack guardò quel tubicino dall’inizio,
partendo dal suo braccio, con tremendo stupore e paura vide che quel maledetto tubicino arrivava
alla biro. In quel momento capì che avrebbe dovuto scrivere con il sangue.
Ancora sconvolto da quello che aveva appena constatato, si ricordò del tema, si ricordò che
doveva scrivere.
Solo in quel momento guardò l’orologio, non ci aveva ancora fatto caso perché gli sembrava
l’unico oggetto normale in quella stanza. Si sbagliava.
Solo lì, notò che l’orologio era impostato sul conto alla rovescia: esattamente 5 minuti.
Fu in quel momento che Jack comprese che da quando avrebbe preso in mano la biro, sarebbe
partito il countdown, per la bomba.
Doveva occupare tutto un foglio protocollo, in 5 minuti, in quelle condizioni.
Dopo alcuni minuti di varie riflessioni si decise, avrebbe scritto il tema che scrisse sei anni prima
alla sua maturità. Non se lo ricordava benissimo, ma almeno l’idea c’era.
Impugnò la biro e iniziò.

4:59

Scrisse più in fretta che poté, ma le lacune erano tante e il tempo troppo poco. Purtroppo non
aveva tempo per pensare e farsi altre domande, doveva solo scrivere.
Mentre scriveva, nella sua testa comparvero le immagini e i ricordi del liceo, aveva fatto lo
scientifico, ma in Italiano, anzi in tutte le materie in cui aveva la Palazzi non andava bene.
La Palazzi era la sua prof. di lettere e latino, la odiava, tutti la odiavano. Nella scuola il suo
nome spaventava i primini e intimoriva o più grandi, che però ormai avevano imparato come
comportarsi. Si ricordò del suo prima tema, il 26 Ottobre 1993, era in prima superiore e si stava
ancora ambientando ad un luogo nuovo, facce nuove, nomi nuovi ma soprattutto voti nuovi.; si
ricordò di quanto impegno ci mise per fare bella figura sulla Palazzi, quanti libri lesse prima di quel
tema per arrivare preparato a quell’evento. Ci teneva molto.
Quando sei giorni dopo la prof. restituì in compiti Jack fu l’ultimo ad essere chiamato alla cattedra
per il voto: aveva preso 6,5. Fu il voto più alto della classe. La prof. gli disse –Bravo Zanni, ha fatto
un bel tema- Forse fu l’unica volta che la Palazzi gli fece dei complimenti.
Lui non capiva, dopo le medie, in cui era abituato a voti alti, quel 6,5 gli sembrava poco. A casa,
infatti, lo sgridarono, ma lui non capiva il perché!
Si era impegnato tanto, non per un misero 6,5!

3:30

Erano già passati 90 secondi e Jack era a malapena alla seconda pagina. Doveva sbrigarsi, doveva
cancellare ogni altra cosa!
Il suo sangue che faceva da inchiostro, l’odore nauseante di quella stanza, ma la paura,
soprattutto, doveva cacciarla via.
Scrisse ancora, ma arrivò ad un punto in cui fece fatica a non fermarsi a ricordare, a ricordare il
suo ultimo mese di scuola, in quel periodo era triste per la morte del cugino al quale era molto
legato, era morto in moto ( da quel giorno Jack non volle più salire su una moto) l’aiuto degli amici
fu fondamentale.
In quel mese lascio perdere del tutto la scuola, non gli importava più, poi un giorno, a scuola,
incontrò il preside in corridoio, in uno di quei giorni in cui tutti sono allegri e si divertono, lui se ne
stava, in un angolo, da solo a pensare. Il preside gli disse, testuali parole –Zanni, so che la tragedia
che ha colpito te e la tua famiglia in questo mese, ti ha distrutto, ma sono sicuro, che se quel bravo
ragazzo di tuo cugino, che ho avuto anche come alunno, fosse ancora vivo, ti direbbe di alzare la
testa, impegnarti e affrontare il prossimo ostacolo da uomo. Buon esame Jack.- Lui rispose –Non
so se riuscirò a dare il meglio di me, non passerò.- Il preside disse -Non intendevo questo esame,
stavo parlando della tua vita, Jack.-
L’ultima frase non se la sarebbe scordata mai.

00:30

“ 14 righe! Mancavano 14 inutili righe!” Pensò Jack che stava per mollare, per rinunciare. Ad un
tratto però qualcosa o qualcuno dentro di lui lo aiutò a continuare.

5….4….3….2….1

In quell’attimo, quando l’ultimo secondo comparve sull’orologio, Jack posava la biro, e quando
posò la biro, trattenne il respiro e chiuse gli occhi…Silenzio. Era salvo.

Morale: Quando sei sul punto di mollare, ripensa al motivo per cui sei arrivato fino a
lì e riprendi.

Nessun commento:

Posta un commento